CAPITOLO 1 : Le Tapasciate

Le tapasciate sono uno sport estremo, credetemi, checché se ne dica.
L’alzarsi la domenica mattina alle 6, quando ancora fa buio e gli altri stanno ancora godendosi il primo sonno nel tepore delle lenzuola, è uno sport estremo!
Uscire di casa alle 7 ancora addormentati per andare ad incontrarsi al bar con una accolita di personaggi che, anche solo per questo, potenzialmente
avrebbero potuto diventare dei serial killer, è uno sport estremo!
Trangugiare velocemente un caffè bollente, che nel sapore esprime al meglio la contentezza della barista nel trovarsi lì a quell’ora di domenica
mattina a fare dei caffè alla medesima accolita di cui sopra, è uno sport estremo!
Ma la tapasciata assume contorni a dir poco eroici quando, dopo aver passato indenne quanto sopra, ti avvii verso un destino certo e non
più evitabile fatto, in stretto ordine cronologico, di:
  1. vestizione per strada al freddo, con evidenti rimembranze fantozziane di magliette datate guerra 15-18, calzetti

    colore mango depresso, polpacciere di tre taglie più piccole, calzoncini sbrindellati, tute con cavallo basso ma
    talmente basso da poter essere scambiato per cavigliera, copricapi da sushi-man.
  2. pippone a contorno di una distribuzione di cartellini, lunga quanto l’appello degli spettatori di San Siro in occasione del derby
  3. foto di rito, sfocata, scentrata, con facce da ricercati, pancette in evidenza, assenti giustificati e mancanti ingiustificati
  4. una due ore di corse tra sassi, fango, buche mimetizzate da foglie secche, cani al guinzaglio, padroni senza guinzaglio,
  5. ristori con acqua senza bicchieri, con bicchieri senza acqua, senza bicchieri e senza acqua, con acqua e bicchieri ma dopo 35-36 km

E giungere, infine, all’agognato arrivo e lì ritrovare: chi si è cambiato da almeno un’ora, chi è arrivato da altrettanto ma aspetta quello che
si è portato via la chiave dell’auto, chi si è dimenticato dove è la macchina, chi è al decimo giro di risotto, chi è pronto per essere elitrasportato
all’ospedale più vicino, chi arriva con circa due ore di ritardo dopo aver percorso approssimativamente una quarantina di km in più essendosi

perso al primo bivio, chi arriva con sacco di insalata di campagna, chi scatta foto e selfie ma del tutto casuali.

E così, mentre un tizio baffone, che afferma di conoscerti, continua a far flessioni su di una mano mentre un altro passa a raccogliere le offerte
tra gli sguardi attoniti degli occasionali spettatori, tu ti avvii verso l’auto e guardandoti attorno incroci le espressioni soddisfatte sul volto dei
tuoi compagni di squadra e capisci che non avresti voluto passare la domenica mattina in nessun altro modo…o quasi.

Potrebbero interessarti anche...