Storie di tapasciate - GSD VTV Abbiategrasso

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Storie di tapasciate, acciacchi e amicizia



-- La mezza prima della mezza --


Più o meno va così.

Sei lì nella tua griglia di partenza, in mezzo a tanti altri, altri che nella maggior parte dei casi ti sembrano più fisicati, più alti, più magri, più ben vestiti, più belli, più abbronzati, più veloci insomma dei superuomini e superdonne.

Cerchi di darti un contegno, improvvisi anche qualche esercizio giusto per dare l’impressione di essere uno che il running lo mastica da una vita e a ben altri livelli, ti accorgi che il pettorale assomiglia più a un panciale e allora cominci a trattenere il fiato, tiri dentro la pancia e raddrizzi le spalle. Ecco ora sembri una specie di uomo di mezza età iscritto ad una palestra però sempre chiusa.

Poco male, tanto a breve si parte.

Con lo sguardo cerchi il pacer più consono, parti con il guardare quelli con tempi improponibili poi passetto passetto, dall’iniziale palloncino 1h, quasi noncurante a 20 minuti alla volta arrivi all’ultimo palloncino dove invece del tempo c’è disegnata una faccia da clown, ma non è un vero palloncino, è uno di quei palloncini da scherzo carnevalesco, che ti siedi sopra e… vabbè fatto sta che il pagliaccio sembra stia fissando proprio te. Ti guardi attorno e vedi che sei entrato a far parte della categoria: mamme con passeggino, anzianotti da cantiere, pensionate in gita premio per dimostrazione pentole e improvvisamente ritrovatesi con appuntato un pettorale senza sapere cosa fare.

E allora capisci che è finalmente giunto il tuo momento, ti rendi conto di poter sbaragliare tutti i concorrenti seguaci del pacer pagliaccio, per cui schiena dritta, saltelli da vero atleta, ultima controllata al pettorale, fai finta di salutare qualcuno tra il pubblico, giusto per darti un contegno, controlli l’orologio (ma tanto è da un anno che è settato su miglia marine orarie e non hai la minima idea di come cambiarlo in unità di misura più alla tua portata), il gps non prende alcun satellite e inutilmente sbatti il polso procurandoti una slogatura, fai segno di ok alla nonnina al tuo fianco dotata di sacchetto con pentola, ti aggiusti un’ultima volta gli zebedei, assumi l’espressione da keniota e sei pronto. Via!!!

Arrivo: ultimo fra gli ultimi, gonfiabile già sgonfiabile, ristoro da restauro, nonnina con passeggino già cambiata e docciata, cronometro che segna 1h ora in più dei primi…d’altronde il fuso orario…l’ora legale…i semafori tutti rossi…

Max  S.


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CAPITOLO 6 : – La straordinarietà, parte 2


Una delle frasi più celebri attribuite al mitico George Best è:
“Non sono mai stato in spiaggia, perché per arrivarci dovevo passare davanti a un bar e così mi sono sempre fermato prima di raggiungere l'acqua.”
I tipi da bar di un gruppo li riconosci subito e non esiste squadra, classe o compagnia che non li abbia e noi, che siamo baciati dalla fortuna, ne abbiamo ben quattro.
No, non sono avventori incalliti di qualche bar ma, pur non essendolo, ne impersonano perfettamente le caratteristiche.
Così, ricordando quanto diceva George, quando la domenica mattina li vedi arrivare alla partenza per unirsi al gruppo, non puoi che meravigliarti che ancora una volta non si siano fermati ad un bar lungo la strada.

Valter

La personificazione del casual, non tanto nel vestire ma nell’essere. Dotato, consciamente o inconsciamente non è dato saperlo, di quella rara e fantastica capacità di farti vedere le difficoltà come brevi e grigi intervalli tra colorati momenti di vita.
Sembra uno dei personaggi delle canzoni di Jannacci, ti rimanda alla bruma sul naviglio, interminabili partite di pallone al campetto, la sambuca nel caffè, le case in ringhiera, gli scherzi in cortile con gli amici. Insomma un tipo da Bar Sport, la gazzetta, noccioline, coca cola e tutto il resto è noia.
Valter corre ma con calma, non è una questione di andatura ma di approccio alla vita, di chi sa che è sempre meglio buttare un occhio dove si mettono i piedi.

Mauro

Lo riconosci da distante, dotato di aplomb nordico, potrebbe essere facilmente confuso con un qualche amministratore delegato, un politico di rango o tipi del genere che a Milano frequentano Brera e dintorni, poi però lo vedi assieme al resto della combriccola e ne scopri la vera natura da frequentatore di tabarin e osterie. Amante del buon vino ma ancora di più delle serate a far baracca.
Insomma, a inizio serata è l’ambasciatore svedese e al termine è Pozzetto nel ragazzo di campagna.
Mauro corre verso la meta, per quanto lontana sia lui corre, forse si chiede anche perché debba correre così tanto ma il traguardo è là e così corre.
Franco
Non può che ricordare “Si, Viaggiare” di Battisti. No, troppo facile pensare che dipenda dal mestiere che fa. Franco ha nel DNA la calma di chi sa cosa fare, di chi sa riparare le cose, sempre…o almeno così sembra.…quel gran genio del mio amico, lui saprebbe cosa fare, lui saprebbe come aggiustare…
Nel gruppo dei tipi da bar c’è sempre un Franco, elemento insostituibile, una persona che sembra quasi estranea allo scorrere frenetico delle cose, come se stesse perennemente seduto a un tavolino in mezzo al traffico a bersi un Cynar, perché lui sa.
Franco non corre, procede, non riesci a capire se lento o veloce, lui procede, avanza, va al suo ritmo, gli altri corrono lui Cynar.

Giorgio

Il decatleta del gruppo, anzi di tutti i gruppi di cui abbia fatto parte nel corso della sua vita, lui è nato decatleta, dalla corsa, al calcio, alla pallavolo, al ping pong, al rubamazzetto, a chi la fa più lontano, lui non può che essere bravo.
Lui è poliedrico, instancabile, autonomo, ipercinetico, corre, gioca a calcio, va in moto, attraversa il deserto, ogni tanto lavora, spesso va in vacanza, insomma hai sempre l’impressione che o gli si spara o non c’è modo di fermarlo.
Giorgio non corre, lui va va va, quando finisce fa finta di essere stanco. Giorgio è un Diesel Neuro 6, non c’è ZTL o area C che tenga.

Straordinari e insostituibili tipi da bar e sono certo che, come canta Max Pezzali:
forse un giorno si scoprirà che da qualche parte esiste un piccolo gene, simpatico ma a volte un po' rompicoglioni, che invoglia, stimola e spinge alcuni di noi a riunirsi nei bar.

Max  S.


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CAPITOLO 5 : – La straordinarietà, parte 1


Un’autrice americana più di quaranta anni fa ha scritto:

“…il mondo non è diviso tra chi è speciale e chi è normale: ciascuno ha il potenziale per essere straordinario. Finché si hanno anima e libero arbitrio si può essere qualsiasi cosa, fare qualsiasi cosa, scegliere qualsiasi cosa.”

Leggendo queste poche righe non si può non pensare a quanto bene riescano a descrivere quell’umanità varia di cui è fatto il VTV e la straordinarietà che si cela e si svela differente dietro ogni suo componente.

Così mi sembra giusto poter parlare delle singole straordinarietà, un poco alla volta, a puntate e in ordine casuale, e se alla fine avrò dimenticato qualcuno, vi prego non vogliatemene e sappiate che anche lui è a suo modo straordinario.

Partiamo amici miei, seguitemi e godetevi la singolare straordinarietà di ognuno di noi.

Pierino

La prima volta che vedi Piero correre al tuo fianco, ti guardi attorno allarmato, cerchi disperatamente di individuare un ristoro dotato di maschera ad ossigeno, defibrillatore, reparto di rianimazione, kit da esorcista, trecce d’aglio, acqua benedetta, olio da estrema unzione e incenso.

Poi, quando ormai credi che la situazione sia disperata, rivolgendoti al cielo preghi di veder comparire da un momento all’altro, da sopra le nubi, il Signore che in un afflato di compassione, quasi a voler plasticamente riprodurre la creazione di Adamo, con il dito indice tocca l’ombelico del Piero dandogli nuova vita.

Si perché guardando il Piero nel suo avanzare asimmetrico e casuale verso il traguardo, la prima cosa che viene in mente è che la struttura alare del bombo, in relazione al suo peso, non è adatta al volo ma il bombo non lo sa e vola lo stesso e parimenti potremmo dire che la struttura muscolare del Piero, in relazione al suo peso, non gli permette di correre ma Piero non lo sa e corre lo stesso, solo che l’incedere risulta avere la stessa eleganza atletica di uno inseguito dallo sciame di bombi di cui sopra.

Straordinario esempio di atleta di una realtà parallela che a noi ancora sfugge.

Antonella

Ormai non v’è dubbio che Anto rappresenti la prima sperimentazione di donna elettrica, con impatto zero sull’ambiente e impatto mille sugli zebedei del primo che incontra al mattino.

Si sospetta infatti che la notte si fermi in garage, si attacchi alla 380 V per poi scollegarsi solamente alla mattina. Il livello di carica è facilmente intuibile dalla capigliatura che può andare da: profilo modello tsunami (carica bassa), profilo modello cirri e cumulunembi al tramonto con probabili acquazzoni in arrivo (carica media), fino al temutissimo profilo modello Medusa del Caravaggio (carica altissima). Quest’ultimo viene tra l’altro annoverato dalla Protezione Civile come grado di allerta arancione: non uscite di casa, non avventuratevi in tapasciate, rimanete ad almeno 10 miglia (unità di misura adottata per farsi capire anche da quelli del San Gaetano) da Cisliano e\o sede VTV.

La domenica si hanno solo due possibilità per sfuggirle: correre come degli Abebe Bikila per distanziarla, tattica che però solo pochi forsennati possono permettersi, o accusare forti dolori, fasciti, strappi, crampi ed altre malattie tropicali varie per farsi distanziare e mollare al proprio destino in mezzo ad una landa desolata lontani un numero imprecisato di chilometri dal più vicino ristoro. Gli altri si fanno chiamare coach e sono in preda alla sindrome di Stoccolma.

Straordinaria metà donna metà pigiatrice d’uva.


Max  S.


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CAPITOLO 4 : L'amico tapascione


Cosa è l'amicizia?

"Comunità tra due o più persone unite da affetti e da interessi, ispirata da affinità di sentimenti e da reciproca stima".
Ecco, questa è la definizione che si può trovare sulla Treccani.
Se ci pensate ha molto a che fare con noi.
Abbiamo interessi che ci uniscono (e spesso ci ingrassano), nutriamo affetti, simpatia, stima, anche se ognuno di noi li vive e li dimostra in modo differente.
Abbiamo giorni felici, di risate, scherzi, battute, ammiccamenti, abbracci e abbiamo giorni meno felici, di dolore, di frustrazione, di stanchezza dell'anima, di lacrime nascoste.
Anche di questo è fatta l'amicizia, dell'azzurro, del grigio e a volte del nero.
E nei giorni tristi ci sarà sempre qualcuno che con un abbraccio, un sorriso, due parole cercherà di colmare il vuoto che senti dentro.
E poi? Poi tornerai a essere il solito tapascione, di corsa tra un ristoro e l'altro, tra un allenamento e una bicchierata, una battuta, due fette di salame e qualche acciacco.

Perché l'amicizia è come la vita...una bellissima corsa assieme.


Max  S.


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CAPITOLO 3 : Whatsahahahah



Siamo o non siamo nel terzo millennio? Nell’era dei Social, di Facebook, di Instagram, del sempre connessi? E allora vai! Gruppo Whatsapp, siamo ggggiovani!!  
(ovviamente fra parentesi le iconcine che tanto amiamo)

  • Chi viene domenica?
  • Dove si corre? (faccina interrogativa)
  • Presente! (segno di ok)
  • A Ozzero, come tutti gli anni.
  • Ok ci sono, c’è anche la 20? (faccina interrogativa)
  • Si 6, 12, 20 (omino che corre)
  • Buon compleanno Flavio! (spumante, calici, faccine varie)
  • Buon compleanno!! (fuochi d’artificio, tortina con candeline)
  • Buon compleanno!! (spumante e regali) Ma chi è Flavio? (faccina interrogativa)
  • Ah no scusate ho sbagliato gruppo, pensavo fosse quello del calcetto (faccina da rinco)
  • Si ma domenica chi viene? (faccina arrabbiata, faccina interrogativa)
  • Buon compleanno Flavio! (fuochi d’artificio e faccina verde di rabbia)
  • Guarda che ha sbagliato gruppo, perché hai messo la faccina verde?
  • Ah, vabbè, venerdì festeggiamo?
  • Ah ah ah…incredibile Hulk (faccina sganasciante)
  • Ma cosa????
  • Alle 7 al Bik come al solito?
  • Qualcuno cassa a vendermi al cimitero? (bara, croce, segno autostop)
  • Cassa? Vendermi? (faccina interrogativa ma sorridente)
  • Ach…maledetto T9 (faccina arrabbiata) passa a prendermi (faccina accattivante)
  • Q
  • A Ozzero c’è una chiesetta del 1700…
  • (foto di chiesetta del 1700, vista frontale)
  • (foto chiesetta del 1700 vista laterale)
  • (foto chiesetta del 1700 vista interna)
  • ???
  • ??? (manina con segno di “chimminchiaè?”)
Paolo Casam…ha lasciato il gruppo
  • Ma Casamassima era nel gruppo? Da quando? (faccina indagatrice e sospettosa)
  • Boh (faccina perplessa)
  • Allora venerdì c’è qualcuno?
  • Q
  • T9?
  • No Tino (faccina sganasciante)
  • Ah..(foto Teodomondo Scrofalo)
  • Venerdì? Ma non è domenica? (faccina interrogativa)
  • Buon compleanno!!
  • ???
  • Tinove (faccina sganasciante prossima alla sincope)
  • Milanesi presenti! (segno di tutto ok)
  • (segno di cosa biiip stai dicendo?)
  • Ma il riconoscimento quale è? Il Riso come l’ultima volta (faccina di cinese)
  • Io Bonus con riconoscimento, grazie!
  • Presente con riconoscimento grazie!
  • Una volta c’era lo zola…altri tempi (faccina disperata)
  • (faccina che si lecca i baffi)
  • Assomiglia al Pres (faccina che si sganascia)
  • Sul sito non c’è il volantino, come mai?
  • (foto di cappuccio e gattini con scritto: buongiornissimo mondo!)
  • (foto di Rocco Siffredi con sguardo sornione e con scritto: ti ho già presentato Gonzalo?)
  • (iconcine di approvazione che vogliono lasciare intendere che tutti si abbia un Gonzalo)
  • (foto del Pres incazzato)
  • Allora domenica quanti siamoooooo!!! (faccina nera, verde, rossa, incazzatissima)
  • (faccina che ride come non ci fosse un domani)
  • (mani a mo’ di “ti faccio un…”)
  • Alle 7 al Bik giusto?
  • Si come sempre! (segno di ok)
  • Presente senza riconoscimento (iconcina del sono figo)
  • Non lo hanno fatto
  • Cosa? Il riconoscimento? (faccia allarmata)
  • Il volantino
  • Il volantino del riconoscimento? (faccia allarmata ma sorpresa)
  • (foto entrata del Paolo Pini)
  • Venerdì sera ti dico (iconcina di pizza birra e cosciotto di maiale)
  • Venerdì si mangia? Si festeggia? Cosa?
  • Il compleanno di Flavio! (torta, spumante, regalo, fuochi d’artificio)
  • Bastaaaa non c’è nessun Flavio!!
  • Perché? È via? (faccina interrogativa)
  • Scusate ma mi sfugge chi sia Flavio? Un ex VTV?? (faccina perplessa)
Il Pres ha lasciato il gruppo
  • Il Pres ha lasciato il gruppo!!! (faccina sorpresa e disperata)
  • E Flavio? (faccina preoccupata)
  • Q
 

Max  S.


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CAPITOLO 2 : Il Pres.


La leggenda narra che una domenica mattina di tanto tempo fa, qualcuno lo sentì dire “basta, smetto di fare il presidente”, in un baleno la notizia si sparse, sui volti un misto di incredulità e preoccupazione per un futuro incerto, quasi un salto nel vuoto, chi stava correndo si fermò all’istante, l’acqua ai ristori si prosciugò in un secondo, le bandierine che segnalavano i percorsi si ammainarono, migliaia di scarpette da runners si appesero al chiodo da sole e alcuni addirittura giurano di aver sentito Sara dire “sono un po’ stanchina”, insomma il finimondo.
Così, tra storie e leggende come questa, il Tonino è diventato anno dopo anno il Pres, il Presidente per antonomasia.
Figura mitologica, metà uomo e metà runner, mentalità da sprint, fisico da spritz, baffetti da sparviero, parlata da pippero.
Il Pres non fa semplicemente parte del VTV, lui è il VTV! A riprova di ciò, documenti segreti, risalenti agli albori dei tempi, affermano che VTV in realtà voglia significare: Viva Tonino Viva (altri più recenti, ai quali noi per altro non crediamo, lo interpretano come: Vai Tonino Vai)
Il Pres ha ormai al suo attivo decine, centinaia di imprese, ma tra le più mirabolanti, ancora oggi avvolta da un’aurea tra l’eroico e il mitologico, rientra senza dubbio il cammino di Santiago, epico pellegrinaggio alla ricerca di risposte e di un sé stesso che, una volta trovato, ha subito preferito lasciare per non starlo ad ascoltare mentre gli propinava un pippone di tre giorni.
Indomito e instancabile distributore di cartellini, ha fatto di questa sua virtù un’arte improvvisando di volta in volta la metodica, passando da un ordine cronologico (a chi prima a chi dopo), a uno illogico (come viene viene), poi ecologico (differenziando i secchi dai grassi), analogico (preferisco omettere…) ecc. ecc.
Il Pres è una certezza, ogni venerdì sera lui c’è, ogni domenica mattina lui c’è, ogni cena e ogni pranzo lui c’è, ogni volta che messaggiamo lui c’è….mi verrebbe da dire “minchia signor tenente ci sei sempre!”
Ma anche nel privato il Pres rimane Pres infatti, stando alle indiscrezioni raccolte da fonti attendibili ma non svelabili, sembra che indossi la canotta VTV anche a letto, convinto che senza la divisa ufficiale qualsiasi cosa combini, non possa essere conteggiata per la classifica.
Comunque alla fine, tirando le somme, su una cosa siamo tutti d’accordo:
Il Pres è la vera colonna portante del VTV! ….ma il VTV è la colonna sopportante del Pre


Max  S.


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CAPITOLO 1 : Le Tapasciate


Le tapasciate sono uno sport estremo, credetemi, checché se ne dica.
L’alzarsi la domenica mattina alle 6, quando ancora fa buio e gli altri stanno ancora godendosi il primo sonno nel tepore delle lenzuola, è uno sport estremo!
Uscire di casa alle 7 ancora addormentati per andare ad incontrarsi al bar con una accolita di personaggi che, anche solo per questo, potenzialmente
avrebbero potuto diventare dei serial killer, è uno sport estremo!
Trangugiare velocemente un caffè bollente, che nel sapore esprime al meglio la contentezza della barista nel trovarsi lì a quell’ora di domenica
mattina a fare dei caffè alla medesima accolita di cui sopra, è uno sport estremo!
Ma la tapasciata assume contorni a dir poco eroici quando, dopo aver passato indenne quanto sopra, ti avvii verso un destino certo e non
più evitabile fatto, in stretto ordine cronologico, di:


  1. vestizione per strada al freddo, con evidenti rimembranze fantozziane di magliette datate guerra 15-18, calzetti
    colore mango depresso, polpacciere di tre taglie più piccole, calzoncini sbrindellati, tute con cavallo basso ma
    talmente basso da poter essere scambiato per cavigliera, copricapi da sushi-man.

  2. pippone a contorno di una distribuzione di cartellini, lunga quanto l’appello degli spettatori di San Siro in occasione del derby
  3. foto di rito, sfocata, scentrata, con facce da ricercati, pancette in evidenza, assenti giustificati e mancanti ingiustificati
  4. una due ore di corse tra sassi, fango, buche mimetizzate da foglie secche, cani al guinzaglio, padroni senza guinzaglio,
  5. ristori con acqua senza bicchieri, con bicchieri senza acqua, senza bicchieri e senza acqua, con acqua e bicchieri ma dopo 35-36 km

E giungere, infine, all’agognato arrivo e lì ritrovare: chi si è cambiato da almeno un’ora, chi è arrivato da altrettanto ma aspetta quello che
si è portato via la chiave dell’auto, chi si è dimenticato dove è la macchina, chi è al decimo giro di risotto, chi è pronto per essere elitrasportato
all’ospedale più vicino, chi arriva con circa due ore di ritardo dopo aver percorso approssimativamente una quarantina di km in più essendosi
perso al primo bivio, chi arriva con sacco di insalata di campagna, chi scatta foto e selfie ma del tutto casuali.

E così, mentre un tizio baffone, che afferma di conoscerti, continua a far flessioni su di una mano mentre un altro passa a raccogliere le offerte
tra gli sguardi attoniti degli occasionali spettatori, tu ti avvii verso l’auto e guardandoti attorno incroci le espressioni soddisfatte sul volto dei
tuoi compagni di squadra e capisci che non avresti voluto passare la domenica mattina in nessun altro modo...o quasi.


Max  S.


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