44^ Marcia di Sant’Antonio – Zinasco

Una fog molto english, tipo fumo di Londra. Per gli autoctoni della Padania: una scighèra che sa veda nagòt.
Insomma, per farla breve, la nebbia della Lomellina ci ha inghiottito nascondendo quasi completamente i paesi, le campagne e le persone. I contorni sfuocati e i nostri passi ovattati sono state le note dominanti di questa corsa.
Purtroppo anche il contest non è stato granché: campagne brulle, fondo fangoso a tratti sconnesso hanno reso pesante il percorso che si sviluppava su tre distanze, 7,13 e 19 km.
Classico attraversamento dei binari ma questa volta non ci è dato di assistere al passaggio del treno. Ne abbiamo udito solo il fischio: il resto è lasciato alla nostra immaginazione.
Se il territorio non ha giocato a nostro favore, la tradizione con la sua storia e le piacevoli ricorrenze ha consolato gli animi e soddisfatto gli appetiti.
Trovo sempre accogliente la piazzetta del ritrovo con la chiesa dedicata a Sant’Antonio su cui campeggia la raffigurazione del santo contornato dagli animali e dall’immancabile fuoco.
Sono i giorni della tradizione contadina, dei racconti popolari; il calendario, a gennaio, propone i famosi santi detti “mercanti di neve” proprio perché le nevicate, in passato, erano frequenti e copiose.
Ora facciamo i conti con un clima sempre più insolito e bizzarro.
Ma torniamo a noi, intrepidi e valorosi podisti (forse), tapascioni goderecci e mangerecci (sicuramente). Noi, che affrontiamo il freddo e le fatiche podistiche ben sapendo che all’arrivo, a scaldarci, ci saranno panini, salamelle e vin brulé.
E 1 kg di riso come riconoscimento.

Raffaela Forni

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